Progetto di riqualificazione globale di una Casa Colonica nella campagna di Canino (VT)
Superficie utile: 90 mq; spazi all’aperto: 1200 mq.
Progetto presentato nel corso della XIII Edizione della manifestazione Architets meet in Lecce incentrata sul tema: “Hyperregionalism“
La casa colonica



Concept




Il modello



























Esistono gli UFO?
Ne è atterrato uno nel Viterbese.
Cosa accadrà
Desiderio di incontrare chi vive la natura immerso in una dimensione ‘moderna’ per esserne contaminato. Modernità nella
Spazialità
Estetica
Differenziazione
Ci avviciniamo e troviamo una casa, isolata, tra campi arati.
Siamo nel Viterbese e sono io ad essere stata incaricata di risolvere con un atto di coraggio un tema difficile di relazione, rispetto, e carattere al tempo stesso, con il resturo di una ex casa colonica nella Maremma più profonda e incontaminata.
Il progetto deve muoversi tra questa terra e il ricordo del mare in lontananza per godere del silenzio di questo luogo portando anche oltre con l’immaginazione.
Questi i motivi fondanti da rispettare.
Cosa unisce due mondi naturali quali la terra e il mare con questo silenzio dell’abitare?
Come entrare in relazione con il paesaggio, che vedo (la terra) ed ho in mente (il mare), abitando nella modernità?
Amando il paesaggio che vedo, il silenzio dell’abitare isolato, e il desiderio del mare.
Il mare amato è quello di Capalbio, di quella spiaggia lunga e isolata che si prolunga dall’Ultima Spiaggia a Chiarone, dietro il lago di Burano.
Cosa vogliamo evitare io e la committenza:
L’annullamento di un intervento ‘moderno’ nell’ossequioso rispetto di una preesistenza priva di un carattere storico in nome di una tutela, di un atteggiamento conservativo oltre che ‘ecologista’ nei confronti del paesaggio.
Vogliamo rinunciare ad un intervento mimetico in cui l’architettura si ‘mette da parte’ in onore del verde.
Al fine di realizzare un intervento in cui si ritrova la modernità dell’architettura chiedendo aiuto a quanto l’effimero può permettersi di fare trovando una diversa chiave progettuale che dà valore nella differenziazione?
E’ possibile inventare un nuovo atteggiamento di tutela del patrimonio architettonico e di tutela del paesaggio in cui non deturpo l’esistente e al tempo stesso introduco il nuovo in modo dichiaratamente espresso e non mimetico?
In cui la natura è protagonista ad un tempo e poi sfondo. In cui i ruoli si ribaltano continuamente.
Vittima e carnefice in accordo l’una con l’altro. Il filo nascosto.
Per evitare tali pericoli decido di introdurre un TERZO ELEMENTO e dare ad esso la soluzione di relazione tra l’abitato e il paesaggio.
Un DIAFRAMMA che svela e nasconde la casa come il paesaggio in una alternanza di relazioni in cui il gioco non determina prevaricazione dell’uno o dell’altro, ma dialogo e necessità l’uno dell’altro.
Nel progetto una via diagonale vorrebbe penetrare la casa per ancorarla a questo diaframma traduttore di relazione con il paesaggio.
La via diagonale coperta da una pensilina parte all’interno di una ‘conchiglia’ di accesso al lotto in cui sfiora un ALBERO preesistente e si ritrova a concludersi in un altro albero anch’esso preesistente.
Due bellissimi ULIVI.
Creato uno spazio di verde protetto da linee curve concentriche che portano tende, qui, nello SPAZIO DI MEZZO, tra la casa ed il giardino aperto all’orizzonte, lavoro su un’atmosfera fatta di anche di memoria.
Nell’entroterra questa ex casa colonica guarda il paesaggio fatto di campi lavorati dall’uomo, dall’aratro.
Vedo la casa di Giacomelli ritratta tra campi arati o meglio fatti arare ’ad arte’ dai contadini per definire pieghe volute dallo stesso fotografo poi accentuate nel tradurre le immagini , per raccontare attraverso dei segni voluti.
Geometrie, che parlano di solitudine.
Movimento dell’acqua che si ferma e lascia muovere la sabbia come in L’approdo
Disorientamenti
Giacomelli mi aiuta con le sue fotografie di campi arati.
Voglio recuperare la presenza ed il fascino dei pergolati, con il verde che cade a terra.
La pensilina porterà terriccio, quel poco per far attecchire un po’ di vegetazione cadente riesumando l’acqua piovana.
Per i pergolati uso la pensilina che gira attorno alla casa per ancorarvi bries soleil posti in modo perpendicolare alla casa.
E’ così che riporto a terra le loro ombre parallele come quei segni che un tempo erano solchi sulla terra creati dagli aratri.
Il desiderio di ‘proteggere’ la casa da una vista sterminata e senza confini ha definito una CORNICE che dona privacy, celando la vista diretta del paesaggio, in uno spazio esterno ma protetto tra la casa ed il paesaggio.
È così che è nato l’anello, o meglio la composizione sovrapposta di tre anelli, che gira attorno alla casa e guida tende mosse dal vento che si aprono e chiudono.
Definisce uno spazio in cui, dal giardino di casa, prendere ‘coscienza sulla natura’.
Una pausa tra la casa e la terra con una vista incorniciata da tende che corrono lungo uno dei tre anelli.
Il primo spazio all’aperto è tra la casa e gli anelli ;Ii secondo è aperto oltre le tende per guardare oltre.
ll limite visivo non vuol essere in una recinzione ma prima, tra la casa e il paesaggio aperto.
Ascolto il rumore del vento che muove le tende, mi accarezzano, le sposto per osservare o rimanere nascosto …
L’anello è anche un mezzo poetico d’espressione di tutto questo, all’interno di un contesto di per sé poetico.
Per stare tra la terra e il mare ci si muove tra variazioni morfologiche.
Dalla linea retta alla curva morbida e sinuosa a terra alla linea curva scattosa e dinamica.
Ora sono dentro e mi sento accolto e protetto.
Ora sono al di là spinto fuori nell’infinito.
Nelle piante le gemme e i germogli delle foglie sono conformati a spirale. ‘La spirale’ dice Jung ‘e’ il simbolo specifico dello schiudersi ‘.
Nel progetto non realizzo una spirale ma scelgo comunque tre linee curve sovrapposte ad anello che danno dinamismo ad una forma comunque racchiusa. E le tende spinte dal vento chiudono ed aprono il paesaggio. Ora lo vedo del tutto, poi velato e dopo ancora aperto del tutto alla vista.
La curva non ha valore simbolico ma ora di privacy e poi di godimento del paesaggio.
Definisce modi diversi di godere della natura.
Il giro di anelli ammorbiditi da tende che corrono lungo tutto il percorso è attraversato da una pensilina che aggancia la casa e il progetto esterno, in contrasto morfologico e cromatico rispetto alla sinuosa onda data dalle tende al vento.
E’ ‘IL FILO NASCOSTO’, di connessione tra il dentro della casa ed il fuori.
Dove il fuori è a sua volta di due tipi.
Brise soleil perpendicolari alla casa mi fanno ritrovare a terra il segno dato dalla loro ombra che si muove al girare del sole e che disegna linee parallele come l’aratro segna i campi accanto.
Sono quei segni sulla terra fatti dall’aratro che in Giacomelli perdono concretezza e divengono altro.
In questo modo prendo coscienza della natura e mi relaziono.
Non ho necessità di materiali che mi ricordino l’importanza della natura e che sono nella natura.
Ritrovo tutto questo nell’espressione di un’atmosfera che mi fa sentire ora dentro e ora fuori Ora parte dell’ infinito e ora protetto tra la casa e gli anelli, e le tende.
Il gusto del colore fa vibrare ciò che mi divide e unisce ad essa.
Lavoro su un rapporto di relazione psicologica ma tentando una strada di relazione con il contesto che guarda all’essenza di un rapporto e non ad un gusto estetico di relazione materica e di intervento mimetico.
Gioco con il colore perché è vita che vedo schiudersi in un fiore, negli alberi a primavera desiderando la primavera sempre.
‘Affrontando il tema del colore nello spazio esterno era mia intenzione individuare nel colore una componente determinante, insieme alla forma, per la caratterizzazione dello spazio esterno.’
Arrivando ad una Valorizzazione della Natura per differenziazione. Dove la differenziazione tiene conto del mio desiderio di unicità dell’abitare per come voglio vivere il mio rapporto con la natura.
Tra gusto della modernità ed essenza abitativa che tiene conto dei temi cari quali la
SENSUALITA’ data dall’acqua, dalle trasparenze ed opacita, dalsuono del vento che muove le tende, la
MUSICALITA’ e lo
SPAZIO.
Lo spazio vuole essere vissuto tra il dentro ed il fuori.
Per questo il piccolo ampliamento di 7 mq contiene la parte benessere del bagno in cui mentre mi dedico tempo vivo anche all’esterno, nel verde.
L’acqua della piscina subito fuori entra dentro e da dentro mi vedo proiettato in mezzo alle piante.
All’interno é vasca all’estero piscina.
Il colore mi differenzia lo spazio e dà valore.
E Le tende che corrono lungo tutto l’anello sono colore ma anche e soprattutto movimento come espressione del vento che assume forme donando privacy quando serve.
Un intervento di forte carattere formale nel suo complesso che proprio nel suo complesso di relazione con il paesaggio vuole affascinare proponendosi in modo diverso, per ‘non scomparire tra le foglie’.