MAXXI HUB / Architecture

Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo

HUB AND GREEN

Realizzazione di un edificio multifunzionale e di un sistema di verde e spazi pubblici nell’area del MA XXI

Team: AMAART architects S.r.l. PH.D. Arch. Alessia Maggio, Prof. Arch. Franco Zagari, Arch. Lorella Fulgenzi, Arch. Antoine Geiger, Arch. August Hijlkema, Arch. Carlo Morrone

  • INTRODUZIONE

Il pericolo principale di intervenire in un contesto fortemente caratterizzato, quale l’area di concorso del MAXXI, è volere entrare in competizione con l’edificio della Hadid, con la velocità delle sue linee. Il secondo pericolo è rendersi trasparenti, scegliere di scomparire.

  • CONCEPT

Per evitare entrambi i pericoli, abbiamo lavorato a partire dai vuoti e dalle relazioni recuperando allo spazio pubblico luoghi oggi residuali.

Abbiamo cercato di caratterizzare questo spazio pubblico in modo da renderlo accogliente e interessante, sottraendolo a una vista immediata, per invogliare alla sua scoperta.

Ad ispirarci è stata la lettura di un brano di Marina Abramovich, a proposito di un’opera dal titolo Tre segreti, in cui altrettanti drappi colorati, uno rosso, uno verde e uno bianco, suggerivano la presenza nascosta dell’opera ma erano, allo stesso tempo, loro stessi l’opera.

Abbiamo pensato che una logica simile, di nascondimento e svelamento, fa parte della storia romana, della sua cultura barocca.  E pensato in particolare alla Beata Ludovica Albertoni del Bernini: alle pieghe del panneggio che le avvolgono il corpo esteriorizzando l’interiorità dell’esperienza dell’estasi. Ma, soprattutto, ci ha ispirato la relazione tra l’estasi messa in scena dalla scultura con i muri curvi di via del Quirinale articolati da Borromini e dallo stesso Bernini. I muri con la tensione del loro spessore, generata per forze contrastanti che avanzano e si ritirano, contribuiscono a custodire il segreto. Che si svela a mano a mano che facciamo esperienza dello spazio.

Ed è proprio dal volontà dell’accogliere e dell’espandersi che ha preso forma l’idea di un muro curvo di mattoni.

Un nastro verticale rosso, radicato a terra che genera uno spazio pubblico all’aperto e, nello stesso tempo, invoglia ad entrare nel nuovo edificio, sospeso tra la logica del piano e del volume, che custodisce segreti del MAXXI, cioè i luoghi metabolici del suo funzionamento (archivi, laboratori, depositi, aule) e che vengono resi visibili e messi a disposizione dei suoi utenti.  Un intervento, insomma, che ha una propria caratterizzazione formale e proprio per questo non rinuncia ad affascinare proponendosi in modo diverso per forma e dinamismo, dall’intervento della Hadid.

Se l’obiettivo del progetto è generare continuità – abbiamo pensato – occorre poi che a ciò contribuisca un secondo drappo vegetale, una linea verde.

Ritenendo il paesaggio terreno di scambio e unione tra mondi diversi, proponiamo una soglia fatta di alberature, una linea che relaziona il nuovo edificio con l’intera via Masaccio.

Potenziare e qualificare l’accesso allo spazio pubblico da questa via permetterà di accogliere anche i notevoli flussi di persone che si riversano nell’area soprattutto durante gli eventi sportivi, attraverso la limitrofa Piazza Mancini.

Lungo la linea verde, le alberature sono sia disposte a ranghi serrati, come fossero gruppi di persone, a filari, come in parata militare, e anche a quinconce, a boschetti. Gruppi di magnolie sparse segnano una quinta discontinua che inquadra il cuore culturale di Roma Nord.

La linea verde si prolunga idealmente sino al tetto del nuovo edificio, dal quale si può osservare tutta l’area e godere della vista del museo della Hadid.

A questa linea, dentro e fuori il nuovo edificio, se ne affianca una d’acqua. È il terzo drappo: la linea bianca, che pesca nel sottosuolo e si relazione con il nastro curvo rosso.

All’interno dell’edificio la linea bianca si illumina, grazie a un cannon lumiere, della luce del cielo.

“Scendendo giù – dice Deleuze in un suo brano- per andar via, io resto. Semplicemente mi perdo e mi ritrovo”.

  • DESCRIZIONE EDIFICIO A

Concetto :

L’edificio A è rivistito da un drappo rosso realizzato in mattoni.

Si sviluppa secondo l’asse longitudinale e si estende lungo quasi tutto il lotto disponibile.

Il nostro progetto si pone come THESAURUS riprendendo la funzione che in molti musei è data al corpo che custodisce la collezione di proprietà e le collezioni in prestito.

La ‘preziosità del contenuto’, pensando  sia alle  opere che  alle attività che vi si svolgono all’interno, ci guida  nella scelta  formale  di un muro materico realizzato in mattoni sostanzialmente chiuso e che svela con parsimonia le funzioni custodite all’interno.

L’ unico accesso all’edificio, sulla piazza, è stretto e divide in due il drappo, invitando a scivolare all’interno dell’edificio.

Sovrasta l’accesso  un fregio  prezioso e traslucido.

Solo due bucature ci permettono di ’sbirciare’ e capire che qualcosa di importante accade all’interno.

Una bucatura è su via Masaccio e l’altra accanto all’entrata dell’edificio di progetto.

Attraverso di esse, si possono vedere i laboratori di restauro e il polo di innovazione digitale.

Al tempo stesso sembrano essere come gli occhi del museo che guardano alla  città.

Via Masaccio rappresenta un punto di connessione importante con il flusso di persone che attraversano l’area.

Per questo, nel lato su via Masaccio, oltre alla grande apertura abbiamo posizionato una scala che guida fin su, all’ultimo piano, nella terrazza dove troveremo verde ed acqua, oltre che  aule.che vi affacciano direttamente attraverso vetrate a tutta altezza.

La terrazza giardino rende partecipi del ‘contenuto’ dell’edificio, e contribuisce a mettere in scena un mondo fluttuante fatto di  luce, acqua e  panorama con  una  nuova vista del Maxxi oltre che su Roma.

Tornando alla piazza, nell’entrare all’interno dell’ edificio ci troviamo in uno spazio in parte a tutt’altezza dove si ha l’idea, per il diverso carattere, di ritrovarsi in un backstage. E’, infatti, come andare dietro ad un sipario, in cui si scoprono i meccanismi interni dell’istituzione.

Esternamente usiamo  la possenza tipicamente romana del muro per custodire il tesoro.

All’interno troviamo una struttura a sè stante che rimanda ad una tipologia tipicamente industriale

Grandi piani aperti e riconfigurabili si susseguono in trasparenza per tutta la profondità. La pianta è regolare, ed ha  una struttura caratterizzata da pilastri di cemento armato di colore blu Klein. La struttura trave pilastro  con vetrate interposte permette flessibilità in relazione alle mutevoli esigenze. Le doppie campate lungo il corpo longitudinale hanno un interasse di 7,20metri ciascuna.

Ci troviamo ad occupare tutta la lunghezza del lotto, con un arretramento equivalente alla sua rientranza di 12 metri a est. Questa area posteriore servirà per l’accesso veicolare e per la logistica.

Lungo questa facciata ad est troviamo ampie campate lungo il lato laboratori, dotate di frangisole profondi 150 cm.

Verso la piazza, i laboratori, posizionati accanto alla hall, e visibili all’esterno,   confinano  con  parte dei magazzini aventi una altezza  pari a  5 metri.

Il livello 1 è interamente dedicato allo stoccaggio, con una differenziazione di altezze  tra 5 e 7 metri. Lungo il lato est sono disposti anche  uffici, guardaroba e sale polivalenti.

 Il livello 2 ospiterà le aule, un volume vetrato e luminoso, aperto sul grande giardino pubblico sospeso.

La circolazione si trova all’estremità meridionale dell’edificio, con una differenziazione di accesso: una per il per pubblico e una per le merci con un montacarichi situato vicino alla zona di scarico.

In sintesi, ecco lo schema della circolazione:

Accesso pubblico indipendente al giardino pensile (scala + ascensore urbano)

Accesso controllato dal piazzale

Accesso riservato all’area logistica + dipendenti dal retro

Come detto, il livello 0 ospita tutti i laboratori e l’hub dell’innovazione digitale. Collegati direttamente ad una parte dell’area di stoccaggio, questi laboratori come dicevamo sono concepiti come piattaforme in grado di accogliere qualsiasi tipo di configurazione spaziale e tecnica. È possibile organizzare una ripartizione puntuale in base ai macchinari necessari o alle esigenze tecniche del restauro di un’opera. Il complesso di piani ospiterà reti elettriche, di aria compressa e di acqua, e prese di corrente in ogni intersezione. Il sistema di illuminazione a soffitto è duplice: un livello fisso, di altezza superiore a 5 m, e luci a sospensione regolabili, a cui si aggiungeranno lampade da tavolo per consentire un’accurata illuminazione dei tavoli di lavoro. Tutti i mobili sono dotati di rotelle con tacche di bloccaggio per la massima flessibilità. I sistemi di trattamento dell’aria seguono la griglia strutturale del soffitto in tutto l’edificio. Sono previsti anche pannelli acustici per attenuare l’effetto cattedrale di questi laboratori con soffitti alti.

Le aree di stoccaggio sono state progettate come magazzini, con vani di stoccaggio di profondità variabile (1 m, poi 2 m) e con una circolazione sufficiente ad accogliere un piccolo veicolo da trasporto. Queste aree non ricevono luce naturale diretta, ma sono comunque visivamente aperte su alcuni corridoi e sulla sala, in modo che chiunque visiti il sito possa vedere.

L’ultimo livello, infine, è dotato di luce naturale per le aree sociali: aule e mensa. Questi ultimi occupano l’estensione delle aree di stoccaggio a 7 m di altezza, mentre il giardino si articola sopra le aree a 5 m di altezza, permettendo di sfruttare l’abbassamento del terreno per offrire 110 cm di terreno aperto. In questo modo, il giardino pensile sarà in grado di ospitare grandi alberi e di segnalare da lontano la continuità verde che si realizza in tutto il sito. Infine, una passerella collega il piano dell’edificio esistente al nostro, consentendo futuri sviluppi nell’utilizzo del sito.

Elemento d’unione tra tutti i piani, come dicevamo inizialmente, è uno spazio a tutt’altezza, nella hall, di 15 metri,  che parte da una apertura superiore all’ultimo piano con un cono di luce il quale  arriva fin giù, al piano interrato, per concludersi in uno specchio d’acqua: il riflesso del cielo nell’oscurità.

L’architettura diventa un oggetto d’arte, come  l’esperienza architettonica diventa un’esperienza artistic

  • DESCRIZIONE SISTEMA B

Area B – punti principali dell’intervento

La linea verde, è un sistema di interconnessione che accompagna il pubblico dall’area A all’area B

il disegno della pavimentazione esistente ricalca in pianta le linee forza a  del MAXXI, che si aprono verso il Tevere. Tale configurazione è rispettata dal progetto, mentre il giardino si installa fra i canali di raccolta esistenti.

Grandi fasce verdi accompagnano il disegno esistente e si intersecano con i filari degli alberi e le griglie di areazione del parcheggio interrato. Questo gioco di incroci e intervalli, verde/cemento industriale, genera aree circoscritte che hanno differenti funzioni.

Il giardino, cosi composto, si estende dall’ingresso della galleria di architettura verso il Tevere ed  è un crescendo di diverse essenze.

Le aiuole si alternano ad aree gioco, espositive ed orti urbani

Il percorso dei mezzi esistente è rispettato

Le rampe dei parcheggi vengono occultate da un sistema di spalti che corre lungo il disegno parabolico del giardino. Il disegno delle aiuole esistenti viene proseguito sugli spalti, creando una una enclave verde.

Obiettivi della progettazione del sistema B sono dunque :

  – nascondere le rampe

 – esporre le opere all’aperto

 – realizzare sedute per spettacoli en plain air, festival di paesaggio…

 – risolvere il rapporto con il muro cieco della particella confinante

– garantire la vista in quota del giardino

Gli alberi esistenti malati vengono sostituiti con delle specie più adatte, quali per esempio le magnolie soulangeane.

  • CRITERI DELLA PROGETTAZIONE

Si è cercato di realizzare un intervento edilizio semplice che privileggiasse la continuità degli spazi pubblici senza entrare in competizione con l’edificio progettato dalla Hadid e che integrasse allo stesso tempo, nel disegno complessivo, l’edificio esistente destinato a bar, biblioteca e sale espositive.

Abbiamo voluto valorizzare il verde senza farlo prevalere sul costruito.

Sono stati realizzati nuovi spazi all’aperto che potessero ospitare performance, mostre all’aperto ma anche diventare spazi per ritrovarsi, per leggere e studiare.

Abbiamo cercato di dare agli spazi costruiti la massima flessibilità per renderli adattabili ad esigenze future, oggi non prevedibili.

Scopo ultimo del progetto, tra spazi all’aperto e spazi al chiuso  è stato quello di stimolare l’incontro oltre che tra persone diverse (  passanti, utenti del museo, curiosi, studiosi e distratti  ), anche tra arti e discipline diverse.

Il progetto propone la ricucitura dell’area del Maxxi attraverso il ridisegno e la meticolosa articolazione degli spazi all’aperto, concependoli come un continuum, sia pure caratterizzato da presenze con personalità autonome.

Si è cercato, in particolare, di stabilire una continuità tra il nuovo edificio e quello attualmente utilizzato a bar, a biblioteca e sale espositive, per evitare una eccessiva frammentarietà dell’insieme.

Il nuovo edificio è attrezzato con una terrazza giardino che si affaccia sull’intera area consentendo una nuova visione dall’alto.

Il progetto che proponiamo punta a valorizzare l’ingresso su via Masaccio. Il nuovo corpo può innescare una rivoluzione  della mobilità pedonale di questo settore della città, il carisma di una funzione così importante su una direttrice lineare pedonale lunga 2 chilometri, che attraversa piazza Mancini, il Lungotevere basso – al livello del fiume -, gli impianti sportivi, il Lungotevere alto – al livello dell’argine -, il ponte Duca D’Aosta, la Stadio dei Marmi e lo stadio Olimpico; su questa direttrice infatti in ogni fine settimana si muoveranno fra le 5 e le 10 mila persone nell’arco di tre ore e attualmente questa compressione e dilatazione del traffico è un evento sottratto alla sua involontaria spettacolarità.

L’intero progetto proposto ha, a nostro avviso, una valenza paesaggistica. Pensiamo infatti che il paesaggio sia il terreno di acquisizione, acclimatazione e scambio delle informazioni fra mondi diversi.  In questo quadro trova una sua collocazione l’arte intesa come un “porto franco”, come un moltiplicatore delle relazioni che nello spazio-paesaggio si svolgono.

  • SISTEMAZIONI PAESAGGISTICHE

La linea verde è caratterizzata dalla presenza di vegetazione propria della macchia mediterranea.

 La accompagnano le Magnolie, simbolo di dignità e perseveranza ma anche di nobiltà e bellezza suprema. La leggenda narra che in origine la Magnolia fosse una pianta formata da una sorta di “due magnolie”. Una era esterna e una interna, a forma di stella, che simboleggiava l’anima, il cuore della pianta.

La magnolia soulangena è tra i primi alberi a fiorire all’inizio della primavera. Sui rami ancora spogli, si carica di fiori vistosi dal rosa al crema al lilla intendo, formati a coppa. I petali carnosi presentano interessanti sfumature che le rendono molto ornamentali. Seguono le foglie ovali, verde chiaro brillante, che persistono sulla pianta fino all’autunno quando si tingono di giallo prima di cadere. Lo sviluppo della chioma è sempre armonioso.

Nel progetto vengono disposte a gruppi e scandiscono in modo netto la linea verde che accompagna il pubblico dall’area A all’area B

La loro abbondante fioritura primaverile dà questa sensazione di rinascita che ogni anno si rinnova mentre loro diventano sempre più maestose, fino ad arrivare ad un massimo di 10 m di altezza.
Sostenibilità, efficienza energetica, economia circolare, innovazione tecnologica;
Fattibilità economica e operativa.

CREDITS:

Location: Roma, Italy

Tipologia: Concorso Internazionale

Anno: 2022

Cliente: MA XXI

Risultato: Progetto classificato

Team interdisciplinare:

  • Rappresentante raggruppamento: AMAART architects S.r.l. PH.D. Arch. Alessia Maggio
  • Progetto del paesaggio: Prof. Arch. Franco Zagari
  • Progettazione architettonica: PH.D. Arch. Alessia Maggio, Arch. Lorella Fulgenzi
  • Arch. Antoine Geiger, Arch. August Hijlkema, Arch. Carlo Morrone
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